
ABBONDANZA
Tra nutrimento, amore e memorie ancestrali
Qualche tempo fa, durante una Costellazione Familiare, una donna portò un tema che apparentemente non aveva nulla a che fare con il nutrimento.
Mi disse:"Daniela, io lavoro tanto. Aiuto tutti. Sono sempre presente per gli altri. Eppure quando qualcuno prova ad aiutare me, mi sento a disagio.
"Mentre parlava, vedevo nei suoi occhi qualcosa che incontro spesso.
La fatica di ricevere.Perché siamo abituati a pensare che il problema sia dare poco.
Ma nelle Costellazioni Familiari ho osservato molto più spesso il contrario.
Persone che danno troppo.Persone che danno tutto.
Persone che danno persino ciò che non hanno.
E che, proprio per questo, non riescono più a ricevere.
Negli anni mi sono chiesta molte volte da dove nascesse questa dinamica.
Perché alcune persone riescono ad accogliere l'amore con naturalezza, mentre altre lo respingono?
Perché alcune ricevono un complimento e sorridono, mentre altre sentono il bisogno di sminuirsi?
Perché alcune riescono a chiedere aiuto, mentre altre preferiscono crollare da sole piuttosto che tendere una mano?
Le risposte che ho incontrato non erano mai semplici.
E quasi mai riguardavano soltanto la persona che avevo davanti.
Spesso conducevano molto più indietro.
Alle madri.
Alle nonne.
Alle bisnonne.
Alle donne che avevano vissuto prima di noi.
Perché prima ancora di imparare a dare, noi impariamo a ricevere.
E il primo luogo in cui impariamo a ricevere è il corpo di una donna.Prima il grembo.Poi le braccia.
Poi il seno.
Poi lo sguardo.
Poi la presenza.
Per questo motivo, quando parlo di abbondanza, raramente penso ai soldi.
Penso al nutrimento.
Penso alla capacità di sentirsi accolti dalla vita.
Penso alla possibilità di ricevere senza paura.
E forse è proprio da qui che dobbiamo iniziare il nostro viaggio.
Dove abbiamo imparato a ricevere?
Molte persone sono convinte che il proprio rapporto con l'abbondanza dipenda esclusivamente dalle scelte che fanno oggi.
Dal lavoro.
Dall'impegno.
Dalla fortuna.
Dalle capacità.
E certamente tutto questo ha la sua importanza.
Ma nelle Costellazioni Familiari accade spesso qualcosa di sorprendente.
Mentre una persona racconta un problema legato al denaro, all'amore o al lavoro, il campo sembra portare l'attenzione altrove.
Molto più indietro.
Molto più lontano.
Verso storie che nessuno stava guardando.
Ricordo una donna che continuava a ripetere:"Non capisco perché faccio così fatica a farmi pagare."
Era preparata. Competente. Stimata. Eppure, ogni volta che doveva chiedere il giusto compenso per il proprio lavoro, si bloccava.
Durante la Costellazione non emerse il denaro. Non emerse il lavoro. Non emerse nemmeno lei. Emersero le donne della sua famiglia. Donne che avevano dato tutto. Donne che avevano lavorato senza ricevere quasi nulla. Donne che avevano sacrificato i propri desideri per i figli, per il marito, per la famiglia.
Ad un certo punto una frase attraversò il campo:"Se ricevo troppo, tradisco chi non ha ricevuto nulla."
Naturalmente quella frase non era stata pronunciata davvero da nessuna antenata.
Era il linguaggio simbolico del sistema. Ma descriveva perfettamente ciò che quella donna stava vivendo.
A volte pensiamo che la nostra vita appartenga soltanto a noi.
Le Costellazioni Familiari ci mostrano qualcosa di diverso.
Ci mostrano che siamo parte di una storia più grande. Una storia che continua a vivere dentro di noi.
Non significa che siamo condannati a ripetere il passato. Significa che alcune fedeltà possono essere così profonde da diventare invisibili.
Una figlia può rimanere fedele alla sofferenza della madre.
Un nipote può portare inconsciamente il peso di un nonno escluso.
Una donna può continuare a sacrificarsi perché quella è stata la lingua parlata dalle donne della sua stirpe.
E così il problema non diventa più:"Perché non riesco a ricevere?"
Ma:"A chi sto cercando di rimanere fedele quando rifiuto ciò che la vita mi offre?"
Questa domanda cambia tutto.
Perché smettiamo di giudicarci.
Smettiamo di pensare di essere sbagliati.
E iniziamo a osservare la nostra storia con occhi diversi.
Forse la difficoltà a ricevere non è un difetto.
Forse è un messaggio.
Forse sta cercando di raccontarci qualcosa.
Qualcosa che appartiene alla nostra famiglia.
Qualcosa che appartiene alle donne e agli uomini che sono venuti prima di noi.
Ed è proprio qui che il viaggio verso l'abbondanza diventa un viaggio verso le nostre radici.
Perché spesso non possiamo comprendere ciò che ci manca oggi se prima non guardiamo ciò che è mancato a chi ci ha preceduto.
IL NUTRIMENTO CHE ARRIVA DALLE DONNE
Quando pensiamo al nutrimento, quasi sempre pensiamo al cibo.
Al latte.
Alla sopravvivenza.
Ma per un neonato il nutrimento è molto di più.
È il modo in cui entra in relazione con il mondo.
È il modo in cui sperimenta la vicinanza.Il contatto. La presenza. La sicurezza.
Per questo motivo, quando nelle Costellazioni Familiari emergono storie legate all'allattamento, alle balie o alle separazioni precoci tra madre e figlio, non stiamo osservando soltanto un fatto storico.
Stiamo osservando una relazione.
Un legame. Una storia di amore. Una storia di necessità. Una storia di sopravvivenza.
Molte persone oggi non conoscono questi racconti.
Eppure fino a poche generazioni fa era normale che una donna allattasse anche bambini non suoi.
Se una madre era malata.
Se moriva durante il parto.
Se non aveva latte.
Se doveva lavorare nei campi.Se era troppo debole.
Un'altra donna interveniva.
A volte era una sorella.
A volte una cognata.
A volte una vicina.
A volte una balia.
Quando guardiamo queste donne con gli occhi di oggi rischiamo di non comprenderle.
Perché appartenevano a un mondo diverso. Un mondo in cui i bambini non crescevano soltanto con una madre. Crescevano dentro una comunità.
Eppure ogni storia è unica.
Per alcune donne quel sostegno rappresentò la salvezza.
Per altre rappresentò una ferita.
Per altre ancora entrambe le cose.
Per questo motivo non possiamo dire che una balia sia stata un bene o un male.
La vita raramente è così semplice.
Possiamo però osservare ciò che quella esperienza ha significato per quella famiglia.Per quella madre.
Per quel bambino.
Durante una Costellazione Familiare una donna raccontò di sentirsi sempre fuori posto.
Come se la vita fosse qualcosa da conquistare.
Mai qualcosa da ricevere.
Non riusciva a rilassarsi.
Non riusciva a fidarsi.
Non riusciva a sentirsi sostenuta.
Lavorando sulla sua storia emerse un dettaglio che nessuno aveva mai considerato importante.
Era stata allattata da una balia.
La madre non aveva latte.
Attenzione.
Questo non significa che la balia abbia creato il problema.
Le Costellazioni Familiari non cercano colpevoli.
Ma quella informazione aprì una porta.
Per la prima volta quella donna iniziò a interessarsi alla storia di sua madre.
Alla sua fatica.
Alla sua sofferenza.
Alla vergogna che aveva provato nel non riuscire ad allattarla.
E ciò che fino a quel momento sembrava un semplice fatto biologico diventò una storia umana. Una storia di dolore.
Di amore.Di impossibilità.
Molto spesso è proprio questo che accade nelle Costellazioni.
Non cambiano il passato.
Non cancellano ciò che è accaduto.
Ma permettono di guardarlo.
Di comprenderlo.
Di dare dignità a ciò che è stato.
E quando una storia trova finalmente il proprio posto, qualcosa dentro di noi può rilassarsi.
Perché spesso non è il dolore a pesare.
È ciò che non è mai stato visto.
È ciò che non è mai stato raccontato.
È ciò che nessuno ha mai avuto il coraggio di nominare.
E allora comprendiamo una cosa importante.
L'abbondanza non nasce soltanto da ciò che possediamo.
Nasce anche dalla nostra capacità di accogliere la storia che ci ha preceduti.
Con rispetto.
Con gratitudine.
Con consapevolezza.
Perché soltanto ciò che viene riconosciuto può smettere di chiedere attenzione.E soltanto ciò che trova il proprio posto può tornare a fluire.
ESERCIZI PER APRIRTI ALL’ABBONDANZA
Dopo tanti anni di Costellazioni Familiari ho compreso una cosa.
Le persone raramente cambiano perché leggono una teoria.
Cambiano quando fanno esperienza.
Quando sentono.Quando osservano.
Quando diventano consapevoli.
Per questo motivo voglio proporti alcuni esercizi.
Non devi fare tutto oggi.
Scegli quelli che ti chiamano di più.
E lascia che lavorino dentro di te.
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ESERCIZIO 1
Il tuo rapporto con il ricevere
Prendi un quaderno.
Scrivi la parola: RICEVERE
Al centro della pagina.
Poi, senza pensare troppo, scrivi tutte le parole che ti vengono in mente.
Ad esempio:
Amore. Paura. Debito. Gratitudine. Vergogna. Abbondanza. Pericolo. Protezione. Merito. Mancanza.
Osserva ciò che emerge.
Le parole che hai scritto raccontano molto più di quanto immagini.
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ESERCIZIO 2
Le frasi della tua famiglia
Completa queste frasi:
Nella mia famiglia ricevere era...
Nella mia famiglia chiedere aiuto era...
Nella mia famiglia il denaro era...
Nella mia famiglia chi aveva successo veniva considerato...
Nella mia famiglia chi riceveva molto veniva visto come...
Ora rileggi.
Quante di queste convinzioni appartengono davvero a te?
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ESERCIZIO 3
Chi dava troppo?
Disegna il tuo albero genealogico fino ai nonni.
Accanto ad ogni nome scrivi:
DAVA RICEVEVA ENTRAMBE LE COSE
Poi osserva.
Chi si sacrificava?
Chi si prendeva cura di tutti?
Chi non chiedeva mai nulla?
Chi era sempre disponibile?
Molto spesso lì si nasconde una chiave importante.
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ESEMPIO COSTELLATIVO
Una donna arrivò in Costellazione dicendo:"Non riesco a farmi pagare."
Lavorava bene. Le persone la cercavano. Eppure ogni volta che doveva chiedere il giusto compenso si sentiva in colpa.
Nel campo emerse una nonna.
Una donna che aveva cresciuto figli, nipoti, parenti e vicini.
Aveva dato tutto...
Tempo.
Lavoro.
Cura.
Presenza.
Senza ricevere quasi nulla.
La frase che emerse fu:
"Se io ricevo, chi onora il sacrificio di mia nonna?"
In quel momento tutto cambiò.
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ESERCIZIO 4
Il bilancio invisibile
Dividi una pagina in due colonne.
Da una parte scrivi:
TUTTO CIÒ CHE DO.
Dall'altra:TUTTO CIÒ CHE RICEVO.
Non limitarti al denaro.
Inserisci:
Ascolto.
Presenza.
Amicizia.
Tempo.
Sostegno.
Attenzione.
Affetto.
Poi osserva.
C'è equilibrio? Oppure stai dando molto più di quanto ricevi?
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ESERCIZIO 5
I complimenti
Per una settimana non rifiutare nessun complimento.
Non dire:"Non è niente."
"Ma figurati."
"Ho avuto fortuna."
Rispondi semplicemente:"GRAZIE."
Poi osserva cosa accade dentro di te.
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ESEMPIO COSTELLATIVO
Una donna non riusciva a mantenere una relazione.
Ogni volta che qualcuno si avvicinava davvero, lei si allontanava.
Nel lavoro emerse una madre che aveva perso due figli prima della sua nascita.
Inconsciamente quella donna aveva imparato una cosa: Se amo troppo, posso perdere.
Per questo motivo ricevere amore era diventato pericoloso.
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ESERCIZIO 6
Chi ti ha insegnato a fare tutto da sola?Scrivi i nomi delle donne della tua famiglia.
Accanto ad ogni nome rispondi:
Chiedeva aiuto?
Si lasciava sostenere?
Riceveva?
Oppure faceva tutto da sola?
Ora osserva.
A chi stai assomigliando?
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ESERCIZIO 7
Le persone che ti hanno nutrito
Chiudi gli occhi.
Pensa alla tua vita. Chi ti ha nutrito davvero?
Non soltanto con il cibo.
Con la presenza.
Con l'ascolto.
Con una parola giusta.
Con una mano tesa.
Scrivi almeno dieci nomi.
Potresti sorprenderti.
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ESEMPIO COSTELLATIVO
Una cliente continuava a ripetere:
"Mi sento sola."
Eppure era circondata da persone.
Durante la Costellazione emerse una frase molto semplice:
"Nessuno mi ha insegnato a ricevere."
Quella frase cambiò completamente il lavoro.
Perché la solitudine non nasceva dall'assenza degli altri.
Nasceva dall'impossibilità di accogliere ciò che già c'era.
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ATTO PSICOMAGICOLA COPPA DELL'ABBONDANZA
Questo atto va eseguito per 21 giorni consecutivi.
Prendi una coppa, una ciotola o un recipiente che ti piaccia.
Ogni sera scrivi su un piccolo foglio qualcosa che hai ricevuto durante la giornata.
Può essere qualsiasi cosa.
Un sorriso.
Una telefonata.
Un aiuto.
Un cliente.
Un pagamento.
Un complimento.
Una carezza.
Una "coincidenza" favorevole.
Piega il foglio e mettilo nella coppa.
Per 21 giorni non rileggere nulla.
Non giudicare nulla.
Non cercare di capire nulla.Continua semplicemente a ricevere.
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Il ventunesimo giorno accendi una candela bianca.
Metti una mano sul cuore.
E una sulla coppa.
Apri uno ad uno tutti i foglietti.
Rileggili lentamente.
Poi pronuncia:
"Per anni ho guardato ciò che mancava. Oggi scelgo di vedere ciò che è arrivato. Onoro chi prima di me ha vissuto la mancanza. Ma non ho bisogno di ripeterla. Da oggi mi apro a ricevere. Amore. Sostegno. Prosperità. Opportunità.
E tutto ciò che la Vita desidera donarmi."
Infine porta la coppa vicino al cuore e rimani qualche minuto in silenzio.
Perché l'abbondanza non inizia quando arriva qualcosa di nuovo.
L'abbondanza inizia quando impariamo a riconoscere ciò che stiamo già ricevendo.
Daniela Gianni Costellazioni Familiari Metodo PsicoAnimae